Anche le banche danno credito a Panama

banco nacional panamaAttività commerciali, anche le banche danno credito a Panama

Sempre più europei e soprattutto italiani, chiedono informazioni e reperiscono pareri autorevoli, non per curiosità, ma per programmare, nel vero senso della parola, il proprio trasferimento a Panama, per diventare imprenditori e lasciarsi alle spalle il proprio Paese, ormai allo sfascio. Anni di sprechi e un’imposizione fiscale da fare paura, inducono giornalmente decine di persone a compiere questo gesto o, quanto meno, a prenderlo seriamente in considerazione. Gli italiani a Panama sono una nutrita rappresentanza, coprendo con la loro presenza diverse e specifiche attività commerciali e d’affari in genere, proprio perché a Panama le opportunità, per chi ha un’idea, non mancano e sono concrete e realizzabili. La vivibilità del Paese, dalla capitale agli angoli più remoti ed impervi, è nettamente migliorata, tanto per la realizzazione di moderne via di comunicazione, quanto per la possibilità di fruire, in diverse e numerose zone, anche di una rete wi – fi completamente gratuita, messa a disposizione dal locale Governo; anche questa sarà una sensazione nuova per gli italiani a Panama, la sensazione che tutto vada come dovrebbe andare in un normale Stato di diritto. I prezzi per lo start up di un business sono decisamente contenuti, sia per l’acquisto di tutto il necessario per l’avvio, che per la gestione della spesa corrente, non essendo gravati da tasse e balzelli di vario tipo. Il commercio, i servizi ed il turismo non vengono soffocati ma aiutati, incentivati con un regime fiscale e dei costi “di favore” che consentono di reinvestire gli utili e non di tirare a campare e sopravvivere come nel vecchio continente e, in particolar modo, in Italia. Nell’ambito dell’offerta turistica, gli innovativi ristoranti solari o l’acquisto di un pezzo di spiaggia, possono dare i propri frutti con investimenti minori rispetto all’acquisto di un immobile nel Paese di provenienza, con un minor peso fiscale imposto alle proprietà; gli italiani a Panama gestiscono bed and breakfast, costruiti in adiacenza alle proprie abitazioni, inserendo nel progetto grandi piscine per importi inferiori ai 250 mila euro; ma oltre al turismo, Panama per gli italiani è anche meta ultima per la concessione di licenze internazionali, valide in ogni Stato del pianeta, concernenti attività bancarie e finanziarie, di gioco d’azzardo e assicurative. Per un italiano a Panama potrebbe essere sconvolgente, ma è importante sapere che gli istituti di credito, nel piccolo Stato, sono patrimonializzati e solvibili, rispetto ai criteri di bilancio europei, per cifre astronomiche se paragonati agli omologhi continentali e concedono finanziamenti, in modo molto più semplice e con tempistiche ristrette, reinvestendo i propri depositi in attività produttive in grado di far crescere il Paese, piuttosto che in azzardate e pericolose operazioni speculative di borsa. Quindi Panama è e rimane un paradiso; la definizione di paradiso fiscale cucita addosso da tutti quei politici e detrattori, che gettano fango piuttosto che prendere atto della loro fallimentare attività pubblica, sta sicuramente stretta ad un sistema globale in grado di accogliere, coltivare, far crescere e lanciare, chi crede in sé stesso ed ha il coraggio di fare le valigie e incamminarsi lungo una strada che non è facile, ma è stata già percorsa da tantissimi italiani a Panama, con successo. La presenza di italiani a Panama si fa sempre più massiccia e questo non perché ci si trova innanzi un popolo di evasori ma perché l’italiano è concreto, sognatore, dinamico e dalla spiccata propensione all’impresa e decide di andare dove queste peculiarità possono essere sviluppate, non restare in un Paese che le mortifica quasi scarnendole.

Apertura di Panama al commercio internazionale ed agli investimenti esteri

Apertura di Panama al commercio internazionale ed agli investimenti esteri

panama_paitillaL'economia di Panama si basa per oltre il 75% sui servizi - specificamente le attività del Canale, della Zona Libre de Colón (ZLC), degli istituti bancari e del sistema portuale - mentre molto modesto è l’apporto del settore industriale, anche a causa delle ridotte dimensioni del mercato nazionale. Il settore agricolo è invece piuttosto sviluppato ed orientato all'esportazione. La bilancia commerciale del Paese è strutturalmente deficitaria, peraltro compensata quasi interamente dalle attività provenienti dal settore terziario.
Essendo un Paese di servizi, l’economia di Panama è necessariamente aperta. Il Governo è tendenzialmente favorevole alla liberalizzazione del commercio estero e, di fatto, applica le tariffe doganali più basse di tutta l’America Latina.
Per uscire dalla lista grigia OCSE, della quale Panama fa parte, assieme ad altri paesi considerati “paradisi fiscali”, l’Amministrazione Martinelli ha avviato a partire dal mese di agosto di quell’anno negoziati con numerosi Paesi. Sono stati finora conclusi 12 accordi per l’eliminazione della doppia imposizione: con Messico, Italia, Belgio, Barbados, Francia, Spagna, Lussemburgo, Olanda, Qatar, Corea del Sud, Singapore e Portogallo.
Messico, Portogallo e Barbados hanno già firmato, Singapore e Corea del Sud dovrebbero firmare in occasione della prevista visita del Presidente Martinelli in quei paesi, mentre Spagna, Francia, Belgio e Lussemburgo dovrebbero firmare i rispettivi accordi in occasione della visita del Vice- Presidente e Ministro degli Esteri, Varela in Europa in ottobre del 2011. Permangono difficoltà con la Germania, che ha sollecitato la conclusione di un accordo in materia di scambio di informazioni fiscali prima di avviare un negoziato per evitare la doppia imposizione. Australia, Cile, Giappone, Gran Bretagna, Islanda, Israele, Liechtenstein, Norvegia, Svizzera, Cipro, Canada, Ungheria e Bulgaria hanno già manifestato la loro disponibilità di firmare un accordo con Panama. Dopo la firma e ratifica del dodicesimo accordo, secondo quanto dichiarato dall’OCSE, Panama verrebbe depennata dalla lista dei cosiddetti “paradisi fiscali”. Il 27 novembre 2009 è stato preparato l’accordo sull’eliminazione della doppia imposizione fiscale tra l’Italia e Panama.
L’entrata in vigore di questi accordi faciliterà le grandi imprese di costruzione straniere, a partecipare alle gare delle grandi opere pubbliche previste per il quinquennio in corso.
Panama è membro dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) dal settembre del 1997. A livello regionale appoggia la creazione dell’Area del Libero Commercio delle Americhe (ALCA) della quale aspira ad ospitare il Segretariato Permanente.

Sbarco tedesco a Panama

basf_panamaSi assiste con sempre maggior frequenza alla installazione di aziende tedesche a Panama, attratte dagli incentivi offerti dal governo alle imprese straniere. Una delle società a capitale tedesco che recentemente ha ufficializzato la sua presenza a Panama, e specificamente nell’ Area Economica Especial Panama Pacifico, è la Basf. L’azienda tedesca ha annunciato la costruzione di un impianto per la produzione di calcestruzzo e additivi per cemento. L’impianto della Basf si pone nello stesso mercato dell’azienda messicana CEMEX e della Cemento Panama, che già operano da tempo a Panama nel settore dei prodotti e materiali per l’industria delle costruzioni.
Secondo la Camera di Commercio e Industria tedesca panamense, le aziende tedesche a metà del 2010 hanno realizzato a Panama investimenti per un valore di 410 milioni di dollari. Aziende come la Bilfinger Berger, la Fondazione Bauer Panama, la compagnia aerea Condor e la Siemens operano nel paese con propri uffici di rappresentanza.
Secondo gli organi di informazione, Panama si pone all’attenzione degli imprenditori internazionali come centro multimodale, con una crescita economica sostenuta e una legislazione proiettata a sostenere gli investimenti esteri. Le ultime stime dalla Contralorìa General de la Republica, nel periodo gennaio – settembre 2010 hanno risaltato che gli investimenti diretti esteri a Panama sono stati pari a 1.656 milioni di dollari, con una crescita del 12,9% rispetto allo stesso periodo del 2009

Buon momento per investire a Panama (1)

invertir panamaBuon momento per investire a Panama (1) 

La Repubblica di Panama è un paese di frontiere aperte attraverso una serie di politiche di globalizzazione che mirano all'installazione e il funzionamento di grandi gruppi economici del paese. Questa idea è diventata una realtà con un aumento significativo delle multinazionali con base nel territorio que attraggono capitale straniero a Panama per il loro sviluppo. Per questo ed altri motivi, ora è un buon momento per investire a Panama, poiché continua a consolidarsi come il centro principale di affari dell'America Latina, con il valore aggiunto della sua posizione geografica strategica, il suo enorme potenziale produttivo e di risorse naturali e la sua economia forte, que attrae capitali stranieri a Panama da qualsiasi parte del mondo. L'imprenditore interessato a investire in Panama deve sapere che, in termini generali, il clima per gli investimenti è molto stabile dal punto di vista sociale, politico ed economico, come anche dal punto di vista giuridico, dal momento che si caratterizza per essere equo, trasparente, coerente e favorevole, argomenti che attraggono capitale straniero a Panama. Data la sua struttura economica e le leggi di incentivo, si trasforma in un clima più favorevole per gli investitori stranieri nella regione. In data 22 luglio 1998, è stata approvata la legge 54 per la Stabilità degli Investimenti, garante dell'equo trattamento agli investitori stranieri come è dato ai cittadini nazionali nelle pratiche di investimento e degli affari. A Panama non c'è nessuna limitazione per l'entrata e l'uscita di capitali, e la parità con il dollaro è un gancio per gli investitori stranieri in cerca di protezione delle svalutazioni che affliggono il loro reddito nei loro paesi d'origine. Una serie di opportunità attraggono capitale straniero a Panama, dove si può anche trovare protezione agli attivi panamensi incorporati nel settore bancario più dinamico della regione. Per gli investitori stranieri e soprattutto per gli europei, questo il momento migliore per investire a Panama, poiché offre la possibilità di fuggire dall'attuale bolla immobiliare, approfittando dei vantaggi di un euro forte per investire nei mercati dollarizzati. È un'opportunità di diversificazione del rischio di cui si dovrebbe approfittare. A tutto ciò si aggiunge che Panama sta diventando il luogo di seconda residenza per molti pensionati di tutto il mondo, soprattutto nordamericani, per effetto dei grandi incentivi fiscali offerti dalla legislazione panamense. Un altro dei settori che attraggono capitale straniero a Panama è quello dell'edilizia, sostenuto da una crescita del credito bancario del 14% per ipoteche e del 44% per la costruzione. In più c’è la Zona Franca di Colon dove si possono acquistare  prodotti non gravati da imposte. La Zona Franca di Colon è un Centro Logistica Globale con più di 2.000 aziende installate, 250.000 visitatori annuali e transazioni commerciali ogni anno che generano più di 11 miliardi di dollari di importazioni, esportazioni e riesportazioni.

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Boom edilizio Panama

Giá nel 2008 il Corriere della Sera annunciava il boom edilizio di Panama: oggi é la realtá.

Il real estate indossa un Panama
La società di consulenza punta sul Paese centroamericano. Dove il boom continua
di Marchesano Mariarosaria / Corriere della Sera, 25 Luglio 2008

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Il settore immobiliare tracolla e non ci sono più margini per fare affari in Italia e in Europa ? Allora, è il momento di investire a Panama, battezzata la nuova Montecarlo dei Caraibi, dove non si pagano (o quasi) tasse e dove si può sfruttare al massimo la forza dell' euro sul dollaro. È la formula che sta facendo di First the real estate (controllata da Totaliy group degli imprenditori Daniele Viganò e Fabio Regolo) una delle società di consulenza immobiliare più attive sulla piazza, in barba alla crisi mondiale innescata dai mutui subprime. Nei primi sei mesi del 2008 First the real estate (nel 2007 ha generato un giro d' affari di 140 milioni di euro con 30 milioni di commissioni attive) ha visto crescere del 37% il numero delle transazioni rispetto allo stesso periodo dell' anno precedente, quando, va sottolineato, il bubbone subprime non era ancora emerso portandosi dietro la violenta crisi di liquidità e la stretta finanziaria. Dunque, i risultati che la società amministrata da Federico Ionta è riuscita a raggiungere nell' ultimo anno sono il frutto della capacità di cavalcare l' onda lunga della crisi offrendo alternative fuori dai confini europei. Per la verità, First è già una veterana degli Stati Uniti, in particolare della Florida, dove negli ultimi due anni ha investito 290 milioni di dollari per rilevare dai costruttori immobili legati a contratti a rischio insolvenza per poi rivenderli a europei e italiani desiderosi di mettere a reddito una parte dei propri risparmi. "Oggi la nuova frontiera è Panama", spiega Ionta, "dove il progetto di raddoppio del canale sta innescando una crescita inattesa dell' economia e del mercato immobiliare. Nelle zone semicentrali si compra a poco più di mille euro al metro quadrato. Tale prezzo è destinato ad aumentare almeno di 3 400 euro nei prossimi due anni, il che, considerati i prezzi degli affitti sostenuti, l' assenza di tasse e spese condominiali ridottissime, assicura al proprietario dell' immobile un rendimento medio netto annuo del 9 10%". Per la verità anche Panama, secondo gli esperti del real estate, non è proprio una novità. Basti pensare che nell' ultimo anno grandi e piccoli investitori hanno fatto incetta di case e palazzi a Panama City, dove i prezzi sono raddoppiati passando da 1.500 1.800 euro al metro quadro di inizio 2007 ai 3.500 euro di oggi. "Ci sono comunque ampi spazi di crescita per chi ha liquidità da investire", insiste Ionta. Ma è proprio questo il punto: chi, così come stanno le cose oggi, si può permettere di impegnare capitali in nuove avventure nel real estate ? "Quello che ha sorpreso positivamente anche noi di First è che esiste un esercito di piccoli e medi investitori, parlo di coloro che hanno a disposizione cifre che vanno dai 50 mila ai 2 300 mila euro, alla ricerca di occasioni di impiego con rendimenti più soddisfacenti di quelli che oggi offre il mercato azionario o dei titoli di Stato". A riprova della spinta che arriva dalla fascia media, c' è il posizionamento strategico di First, nata come luxury boutique dell' immobiliare e ora alle prese con progetti di espansione focalizzati anche su target più bassi. Entro fine anno, la società di Ionta, che ha appena avviato una nuova sede nel centro di Milano, aprirà a Roma, Barcellona, Parigi e Miami. Altre due boutique sono previste entro il 2009. ***** investimenti italiani in brasile L' ultima spiaggia del mattone é Panama?

Buon momento per investire a Panama (2 e finale)

panamaBuon momento per investire a Panama (2 e finale)

La Zona Franca di Colon si trova presso l’accesso caraibico al Canale di Panama, nella provincia di Colon. Diventa centro portuario internazionale con una posizione geografica unica e una via ai porti più importanti dei Caraibi e del Pacifico (Manzanillo International Terminal, Colon Ports Terminal, Colon Container Terminal e Panama Ports Company). Oggi, investire in Panama è l’opzione più sicura e più redditizia per l'investitore straniero che decide di acquisire più di un appartamento di nuova costruzione fino alla costruzione di qualsiasi tipo di progetto abitazionale e turistico, sia a Panama City, sia sulle spiagge, isole vicine e all’interno del Paese. Per l'investitore straniero europeo, ci sono prodotti interessanti a partire da 75.000 euro e con l'ulteriore vantaggio che le banche locali concedono mutui per i non residenti per il 70% del loro valore stimato, essendo quindi necessario possedere solo il 30% del capitale. Secondo l'Associazione Nazionale Panamense dei Promotori e Intermediari delle Proprietà Immobiliari (ACOBIR), a Panama quasi il 20% dell'investimento immobiliare viene effettuato da investitori stranieri, a causa della rivalutazione dei beni acquisiti – del 20% per case e lotti-, che continuerà ad aumentare fino alla conclusione dell'ampliamento del Canale di Panama, prevista per il 2014. Panama e il suo slogan "Ponte del mondo, cuore dell'universo" sono aperti all'investitore straniero per offrire il meglio in tutti i settori. Naturalmente, ci sono suggerimenti per investire a Panama con sicurezza. Vediamo. Il paese è un centro economico, sostenuto dagli Stati Uniti; l'esercito (ex Guardia Nazionale) è stato abolito; è uno dei centri bancari più importanti del mondo bancario, sede più di 150 banche. In materia di stabilità economica, l’inflazione annuale è solo del 2%; non c’è svalutazione poiché circola il dollaro degli Stati Uniti; il Canale di Panama è un centro strategico e prioritario per gli americani, garantendo stabilità istituzionale; a ciò si somma anche un clima gradevole e l'assenza di terremoti, uragani e altri disastri naturali, tutti motivi in più per investire a Panama. Ciò che attrae gli investitori stranieri: il sistema fiscale, con tasse ridotte, come ad esempio la tassa di compravendita di beni immobili (0% sul primo acquisto e fino al 2,5% nei successivi); l’IVA (Imposta sulla compravendita di beni mobili e servizi) 0% sugli immobili, tassa di proprietà immobiliare (IBI), esente da 10 a 25 anni; facilità di Controllo del Patrimonio; idioma spagnolo; sistema notarile e Registro della Proprietà simile al catasto spagnolo. In relazione al sistema creditizio, vi sono i crediti ipotecari fino a 30 anni, il che riafferma l’affidabilità del sistema bancario nel futuro del paese, così come i mutui fino all'80% del valore della proprietà. Infine, l'investitore straniero è interessato oggi ai progetti turistici, in considerazione di un mercato turistico sottosviluppato e dell'esenzione fiscale; tra le grandi opportunità di cui approfittare vi sono risorse turistiche non sfruttate; i lavori dell'espansione del Canale di Panama; le strutture per installare industrie manifatturiere anch’esse esenti da tasse, così come manodopera adatta alla delocalizzazione delle imprese europee con una legislazione del lavoro simile a quella del vecchio continente.

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